lunedì 12 dicembre 2011

E Beatrice disse sì


Firenze, 1283. Dante ha 18 anni, sta sempre con Lapo Gianni, che dovrebbe fare il notaio ma si annoia, e Guido Cavalcanti, imbarcato di soldi, discretamente figo ma emo ante litteram. Dante, Lapo e Guido stanno lì a fare rime, sognano la gnocca come tutti i 18enni di tutte le epoche, e perdono tanto tempo a parlare di niente. Lapo è quello più allegro e probabilmente anche il meno segaiolo, gli altri due non beccano una donna manco a pagarla. E, in realtà, Cavalcanti avrebbe anche potuto pagarla mentre Dante non era messo benissimo.
Dante sa già che dovrà sposare Gemma Donati, figlia di Manetto, gente in vista di Firenze. Lo hanno stabilito le famiglie per contratto quando erano bambini. A Dante però piace un'altra, e si strugge. Si chiama Beatrice Portinari ed è la moglie di Simone de' Bardi.

Dante passa le giornate a scrivere rime per lei, inventa uno stile lirico nuovo, il dolce stilnovo (appunto!) e gioca col volgare italiano per poter ottenere rime sempre migliori e degne di lei. Beatrice però, vuoi perché è innamorata di Simone, vuoi perché Dante era bruttarello forte, non lo fila di striscio. E Dante non può nemmeno correre in bagno a sfogarsi poiché i bagni non c'erano. Per cui era frustrato, nervoso, con le occhiaie e tendente all'incazzatura apocalittica. Lapo glielo diceva a quei due asociali “trombate giovini, che qui ancora si muore presto e male!” e Dante un giorno rispose “Deh Lapo, te tu che pensi vo' fare io colla Beatrice? Giocare a FIFA1283?”.

Beatrice però fa la sostenuta e in un'occasione deride Dante mentre lei passeggia con le amiche. Dante non trova di meglio da fare che scriverci una poesia. Abbiamo dovuto studiare un normale rifiuto di una donna ad un uomo come “l'episodio del gabbo”. Fate voi. Uno normale sarebbe tornato a casa a trombarsi la moglie, sua o di qualcun altro, per dire.

Dante però è uno coriaceo, non molla e insiste. È bravo con le parole e punta su quelle. D'altra parte è un cesso, sposato e spiantato, in rotta con i vertici di Firenze e sempre incazzato, se non avesse avuto talento letterario sarebbe stato un dramma umano. E insomma...insisti oggi, insisti domani...Beatrice cede. Dante la porta in campagna e finalmente si consuma.

Torna a Firenze e annuncia la presa della Gnocca. Cavalcanti lo guarda schifato (era un tipo spirituale, Guido, leggiadrissimo), Lapo è raggiante: era ora deh! Si fa raccontare com'è andata:

Lapo: allora Dantuccio, oh che si dice? Com'è la Bea ignuda?
Dante: ha due poppe a pera che quel figlio di cagna del Bardi ci deve morì in mezzo! Succhia bene, tra l'altro. C'ha un po' le chiappe molli, mangia troppi carboidrati penso.
Lapo: Dante te con queste menate del controllare tutto, la segui come un'ombra da quando eri bambino e adesso rompi il cazzo per le chiappe! Diobono Dante, sei coglione davvero te! Quand'è che la rivedi?
Dante: ...rivedo? Chi?
Lapo: al tu' babbo sottoterra Dante!
Dante: ma un penso miha che la rivedo eh...ormai s'è fatto. Carina, bravina, ma c'abbiam famiglia.
Lapo: ...lei lo sa?
Dante: se ne accorgerà, non le rispondo al telefono, tanto più che non esiste ancora.
Lapo: non sapevo che eri così stronzo Dante, sei lì a scrivere quanto fa male l'amore e poi ti passa tutto con la trombata. Ebbravo.
Dante: tranquillo deh, sta fregola dello scrivere m'è passata. Ho famiglia ti dico, c'ho mezza Firenze che mi vo' fa fuori, non posso perde il mì tempo con codeste bischerate, la Gemma mi spompa i coglioni da dì a sera, è finita.

Interviene Guido, attonito per la scelta.

Guido: deh Dante, guarda che te sei bravo, non dovresti miha mollar per la fiha. Sempre detto che le donne succhian l'uccello e pure tutto il resto.
Dante: sta' sereno Guidino, resti l'unico vero poeta del trio. Sarai contento no?
Guido: eh no Dante, avevi iniziato quegli studi sul volgare, oh che si fa ora? Si lascia così?
Dante: te Guido parli hosì perché mi vuoi bene ma un sarei miha stato il babbo della lingua volgare di codesto Paese! Un vedi che qui ognun pensa per i fatti suoi? Ti pare che a Palermo e a Milano potrann mai parlare la stessa lingua? Ci voglion settimane ad arrivar da un capo all'altro, e qui si parla dialetti diversi da hasa a hasa. Fa l'omino ammodo Guido, nessuno di noi era destinato a cambiar qualcosa nella storia.

E fu così che Dante non scrisse la Divina Commedia, la Vita Nova, il De Vulgari Eloquentia, De Monarchia, Le Epistole, non studierà i dialetti, non romperà l'anima con l'esilio perché quando si è rilassati dopo al trombata un accordo si trova sempre, resterà a Firenze, a cornificare Gemma fino al 1321, anno in cui comunque morirà. Quello resta invariato. Come pure Beatrice morirà, ma non a circa 25 anni nel 1291 come riporta la sua incerta storia, ma nel 1285, dopo che Dante non le ha risposto più al telefono. S'è annegata, Beatricechiappemolli, perché Dante le aveva detto che non l'avrebbe lasciata mai e l'ha lasciata subito. Aveva detto pure che avrebbe studiato il miglior volgare da lasciare all'Italia ma poi s'è messo a fare il commerciante di materassi e lasciò stare. Per cui in Italia non c'è lingua.

Non ci sarebbe stata, se Beatrice l'avesse mollata a Dante. Abbiamo un Genio letterario che ha lasciato opere immortali e studi fondamentali sulla Lingua Italiana che non sarebbero mai esistiti se Beatrice fosse stata un po' più disponibile e infedele a Simone. E poi vi stupite di Berlusconi.

venerdì 15 luglio 2011

Quando 60 milioni di Italiani diventarono hijos de puta perché lo disse Diego.




Era l'8 luglio del 1990. La finale del mondiale a Roma, stadio Olimpico. L'Italia c'era andata davvero vicina ad agguantarla, perdemmo ai rigori dopo un pareggio nei 90'. La semifinale con L'Argentina si giocò al San Paolo di Napoli. Diego Armando Maradona a Napoli è ancora Dio, si chiede la grazia a San Gennaro, alla Madonna e a Dieguito, sono passati più di 20 anni e la storia resta la stessa. Ho un racconto in presa diretta di quella semifinale, il racconto di un caro amico che oggi non c'è più e che all'epoca aveva 22 anni. Napoli dista da qui 150 km, una sciocchezza, in macchina è un volo e un ragazzo di 22 anni con gli amici ci va volentieri. Non capita spesso di avere un'occasione del genere.

Arrivati a Napoli cominciano a capire che il clima è ad un passo dal surreale. I napoletani non tifano Italia, tifano Diego. E Diego sarà un grande, sarà il più forte di ogni tempo, sarà il re del San Paolo, ma Diego è argentino. Pensavano di trovare una grande festa tricolore invece vengono guardati come invasori, nemici, gente che vuol male a Diego. S'incazzano, inevitabilmente, e non capiscono come si possa arrivare a rinnegare la propria patria per un campione, seppur immenso. Anche perchè noi italiani siamo patriottici solo durante le partite di calcio, se lisci l'occasione devi aspettare un militare disintegrato su una mina e i suoi funerali solenni. Insomma, brutte cose.

Entrano al San Paolo, se ne stanno per fatti loro, la partita va come va. Finiti i 90 minuti regolamentari sull'1 a 1, si va ai supplementari. Finiti pure quelli, i rigori.
Il mio amico non regge il colpo, è stordito, incazzato, emozionato e per evitare altro stress esce dallo stadio. Va a seguire la telecronaca dei rigori dalla tv di una caserma dei Carabinieri che era nei dintorni del San Paolo. Rannicchiato sui gradini, sudato, nervoso e sconvolto, non solo per le emozioni della partita e il caldo atroce.
L'Italia esce, e non si può nemmeno dire che "va a casa" perché a casa c'eravamo già, anche se Napoli quel giorno sembrava Buenos Aires. Bandiere argentine alle finestre. Gente che faceva caroselli perché Diego era in finale. Un tizio guardò ridendo il mio amico e parlando con un forte accento partenopeo disse "vu ne sit it a casa italiani di merda!".  Maradona aveva dato passaporto argentino a tutta Napoli.

La finale di Roma, però, fu un'altra storia. Prima cosa, ai romani di Maradona non gliene fregava un beneamato. Seconda cosa,  era l'artefice della disfatta italiana in casa, quindi simpatia ce n'era poca. In realtà, Maradona era stimato per il talento, partivano da ogni angolo del Paese per vederlo anche se non tifavano Napoli perché era sempre uno spettacolo a sè,  ma era universalmente riconosciuto dai tifosi avversari del Napoli come un rompipalle polemico. Non che i tedeschi attirassero baci e abbracci, sia ben chiaro, non ho mai sentito nessuno dire "il popolo che mi sta più simpatico al mondo è la gente di Germania" e un motivo, Hitler a parte, ci sarà. Almeno, però, i tedeschi non avevano buttato fuori l'Italia, quindi era un punto a loro favore. E poi, il clima a Napoli in quella sfortunata semifinale era noto al resto d'Italia, e in tanti non l'hanno digerito.

Insomma, si arriva a questa finale. Parte l'inno argentino e viene giù l'Olimpico di Roma, roba che, a distanza di 21 anni, avranno ancora le orecchie che ronzano, tanto erano alti e imponenti i fischi del pubblico. La telecamera passa sulle facce dei giocatori che intonano il loro inno. L'ultimo della fila è Maradona, che non trova di meglio nella sua zucchetta che dire in mondovisione "hijos de puta". Figli di puttana. Carino. Tenero. C'erano altri 10 accanto a lui, ma l'unico ad uscirsene con una bella frase edificante è stato lui, che in Italia ci viveva, che in Italia sfornava figli con chicchessia, che in Italia non pagava le tasse. Una dichiarazione d'amore a 60 milioni di Italiani, tolta Napoli ovviamente.

Quando lo intervistano e lo sento dire che ama l'Italia, mi verrebbe voglia di controllare quanti neuroni sani abbia ancora; Maradona ama Napoli, non l'Italia. Legittimo, non discuto, dormo bene o male a prescindere dal giudizio di un cocainomane sul mio Paese, veramente. Ma è una bugia. Dovrebbe parlare di Napoli, parlare di quello che gli hanno dato i napoletani. Poi parliamo di quello che lui hai dato agli Italiani: un insulto a quanto hanno di più sacro (e lui lo sa) e un'evasione fiscale che oggi ammonta a 35 milioni di euro. Sia chiaro: quello che fa con la sua salute (lui e chiunque altro) è affar suo, e come disse un saggio "Diego non è Maradona grazie alla droga, Diego è Maradona nonostante la droga", nè sminuisco il campione perchè evade le tasse (anche se mi infastidisce). Dovrei dire che i quadri di Caravaggio fanno schifo perché era un assassino? Cazzo, non sono nè la Binetti nè Buttiglione, suvvia. Non è moralismo.

Quando i napoletani si lamentano perchè il loro amato Diego qui non viene più e glielo fanno sapere, lui risponde sempre che "tornerò quando Tizio, o Caio, o Sempronio lascerà Napoli". E i tifosi giù, ad attaccare i malcapitati di turno. Maradona, in realtà, non può mettere piede in Italia perchè tutte le volte che lo fa, la Guardia di Finanza lo aspetta all'aeroporto e gli porta via pure le mutande. Mutande è un'iperbole, ma l'ultima volta gli hanno tolto dall'orecchio un diamante grosso come una noce, per dire. Le mutande, a mio parere, gliele avrebbe lasciate volentieri e spontaneamente. Quando allenerà una Nazionale che dovrà giocare partite ufficiali o amichevoli in Italia, come si dice a Roma, vojo ride. E riderò. Perchè sono una figlia di puttana. Lo dice pure Diego Armando Maradona.