sabato 8 dicembre 2012

José, basta: lasciamoci davvero.


Pochi giorni fa ho letto l'ennesima dichiarazione d'amore di José Mourinho all'Inter e, per la prima volta da quando è andato via, mi ha dato fastidio.
José, parliamoci chiaro: la nostra unione è stata bellissima, sono nati 5 bellissimi Tituli, quello nato il 22 maggio 2010 è il più bello di tutti...però.
Però tu quella sera stessa sei salito su un'auto del Real Madrid e sei andato via.
Abbiamo partorito questa creatura, tu l'hai presa in braccio, c'hai giocato un po', poi ci hai mollati lì per andare con un'altra.
Ci ho messo un po' a capire che potevi essere più elegante e magari ubriacarti come un porco con la squadra, quella sera.
Potevi restare, potevi aspettare, potevi festeggiare.
Invece no.
Dopo di te, abbiamo avuto delle avventure finite male, alcuni ce li siamo portati a letto (leggi: in panchina) e Dio sa cosa era passato per la testa di Moratti. Ranieri l'anno prima diceva “noi” ed indicava la Juventus, José, renditi conto.
Poi quel panzone spagnolo, uscito chissà dove, che ha vinto una Champions per culo sopraffino...Oh Gesù.

Comunque, torniamo a noi, José. Guarda che così non va. La devi smettere. Adesso noi stiamo con un altro e quest'altro ci fa sentire belli, importanti, sbaglia alcune cose ma è giovane, lo perdoniamo. Moratti pure, lo perdona.
Tu ti comporti come quello che ti molla, si mette con un'altra dopo 7 secondi e poi ti chiama per sapere se stai bene. O forse per sapere se stai male, se ha lasciato il segno, il suo addio.
Sì, José, il tuo addio la sera stessa della più bella nottata nerazzura dell'era moderna ha lasciato uno squarcio. E tu sei stato carino, in questi anni, a mettere dolcemente il dito nella piaga. Tu ci ami, noi ti amiamo, e allora mi viene spontaneo chiederti perché ogni sera ti infili nel letto madridista.
Tanto più che lì non piaci a nessuno, nemmeno ai tuoi.
Guarda che come ama la Nord di Milano, nessuno mai, José, e spero che ora sia chiaro. Quando provi i nostri abbracci, poi mancano.
Ma non ti abbiamo lasciato noi, noi volevamo stare con te per sempre. Avevamo chiamato il prete e il sindaco. Poi tu sei salito sull'auto di quella sgualdra. Hai capito che non ti amano e tieni noi in caldo. Eh no José, non si fa così. Noi ti adoriamo e sempre sarà, ma come un fratello, come uno al quale riconosciamo di vedere i suoi Tituli, 3 volte a settimana anche, ci mancherebbe, però noi ora abbiamo altre esigenze.
Non tornare da noi, José, le minestre riscaldate fanno sempre abbastanza schifo e tu sei molto più di questo.
Sei un ricordo dorato macchiato solo da quella fuga nel giorno più bello. Se quel giorno c'è stato lo dobbiamo a te, ma questo non significa che tu possa giocare con i nostri cuori, già tanto provati.
Nessuno di noi capisce come i tifosi del Real non ti amino appassionatamente come ti amiamo noi, ma te la sei cercata José.
Noi ti vogliamo bene e tifiamo per te, ma stiamo con Andrea, ora, e le tue dichiarazioni d'amore sono inopportune per noi e per i tuoi tifosi.
Una sera di maggio tu hai scelto, e non hai scelto l'Inter.
Tu non sei pirla, ma nemmeno noi.

Grazie per i tituli, l'amore ricambiato, la stima eterna, la gratitudine infinita, ma ora basta José: lasciamoci davvero.

sabato 14 luglio 2012

La rivoluzione dei tonti


È contro le leggi di natura che pochi uomini rigurgitino del superfluo mentre le moltitudini affamate mancano del necessario.
 (Jean Jacques Rousseau, da "Discorso sulla disuguaglianza")

Oggi è il 14 luglio 2012 e su Twitter è partito il paragone tra la Rivoluzione Francese del 1789 e ciò che dovrebbero fare anche gli europei, oggi, con particolare riferimento agli italiani, agli spagnoli e ai greci.
Ripassiamo un po' di storia, esimi scienziati. Non ho neanche bisogno di Wikipedia, io.

Allora. 
La rivoluzione francese esplose, appunto, nell'estate del 1789, dopo una lunga serie di contestazioni finite nel sangue. Vorrei farvi notare che la monarchia francese era, all'epoca, assoluta, e con “assoluta” si intende che quell'inetto cazzetto moscio di Luigi XVI e quella debosciata austriaca di Maria Antonietta avevano pieno potere di vita e di morte sulla popolazione. Vorrei altresì ricordare agli astanti, nevvero, che il popolo francese era alla fame, alla fame vera, senza un tozzo di pane, e il cosiddetto "Terzo Stato" moriva per un raffreddore.

Nell'anno 2012 restano, in Europa, sacche di povertà e degrado. Anche in Italia, anche nella progredita Germania. Non dobbiamo affermare, però, che siamo tutti, indistintamente, in rovina. Parlo dell'Italia, perché è la situazione che conosco. Ci sono 8 milioni di persone che vivono al di sotto della cosiddetta “soglia di povertà”. Cos'è questa soglia? Qual è il criterio di calcolo? Bene, questa soglia cambia, di paese in paese. Perché? Perché esiste una povertà assoluta e una povertà relativa. La povertà relativa è quella che tocca i paesi industrializzati. Nel 2008, in Italia, era definita famiglia “al di sotto della soglia di povertà” quella composta da genitori più due figli a carico che non superasse un reddito mensile di 1630 euro. Quindi, siete poveri, in Italia, se non avete 400 euro a testa da spendere ogni mese, a prescindere dalla vostra età. Non voglio concentrarmi su questo discorso, perché non l'ho mai approfondito, e non voglio rompere le palle più del necessario. Ma serviva ad introdurre un concetto.

La spending review, la finanziaria, la riforma del lavoro, hanno pesantemente messo in discussione dei diritti che abbiamo dato per scontati. Ma non ho visto nessuno scendere in piazza, nessuno protestare, l'indignazione è rimasta confinata, seppur virulenta, su Twitter e Facebook. Anche in Spagna smetteranno di protestare e accetteranno le misure di austerità volute dal governo, perché le alternative sono troppo faticose. E' davvero romantico, commovente, fare un parallelo tra il 1789 francese e il 2012 europeo ma è davvero inopportuno. I Francesi erano espropriati e spogliati di tutto: diritti che oggi consideriamo basilari e acquisiti, come la libertà di dire che chi ci governa è ladro o fare battute sulla moralità delle consigliere regionali; mancavano beni di prima necessità come il pane e le cure mediche. Non avevano niente, la prospettiva era quella di restare in vita soffrendo come una bestia per morire poi di tisi o di colera in un angolo di qualche strada parigina.
Cosa avevano da perdere? Niente.
Cosa avevano da guadagnare? Tutto.
La società dell'Ancien Regime era formata in gran parte da morti di fame e l'obiettivo, così come il nemico, erano comuni: abbattere lo status quo dei ricchi, della nobiltà, e conquistare un posto al sole.
Oggi, qual è il nemico? Il banchiere? Sì, ma tutti voi lo aiutate con speculazioni, investimenti, anche solo utilizzando una carta di credito. Il nemico è il politico? Va bene, ma direi che col suffragio universale e il diritto di voto, è quanto meno ipocrita dire che il tumore è il politico, se la metastasi la mettiamo in circolo noi. Quante volte il voto è diventata merce di scambio, soprattutto a livello locale? 

Le richieste di uno stato sociale migliore sono istanze vuote, e vi spiego perché: agli occhi dei francesi del 1789, la nobiltà siamo noi. Quanti senzatetto leggeranno questo post? Ben pochi, azzardo a dire nessuno. Alcuni di voi mi leggeranno da uno smartphone, altri da un Ipad, l'oggetto più inutile della storia dell'umanità, eppure bramato da mezzo mondo. Solo da una metà, appunto, perché l'altra metà sta peggio dei francesi del 1789. Quando voi pisciate e tirare lo sciacquone, qualche litro di buona acqua potabile si perde. E mentre voi vi tirate su le mutande, un bambino in Sudan è morto di sete. Pensate davvero di poter essere nella posizione di gridare “rivoluzione”? Ho visto gente inneggiare alla guerra civile, seppur aggiungendo che era “una dolorosa e violenta alternativa, ma necessaria” affinché si raggiunga una prosperità egualitaria. Gente che evidentemente ha troppo Jack Daniel's nelle vene per capire di aver detto una immane stronzata.

La realtà dei fatti è che spendete volentieri 200 euro vedere la zinna pendula di Madonna o per comprare la maglia di qualche squadra di calcio, ma non comprereste un biglietto del treno per partecipare ad una manifestazione, per esercitare il diritto a manifestare che vi è stato lasciato da tanti morti in piazza. La realtà dei fatti è che la rivoluzione la vorreste per avere voi stessi di più, non per dare a chi ha meno. La realtà dei fatti è che avete comunque il culo al caldo e il piatto sul tavolo e quando urlate “ci vorrebbe una rivoluzione” non avete ben chiaro che se ciò avvenisse, avreste perso tutto: il vostro amato iphone, forse il lavoro, forse la casa, di certo tutto quel superfluo che ritenete essere fondamentale ma che invece non lo è. Per capirci: la vacanza 15 giorni in Sardegna NON è un bene di prima necessità. 
Capite? Non è problema di iphone, ipad, e cazzi impliciti, quelli possono essere strumenti utilissimi per capire cosa succede nel mondo. E' un fatto di logica. Le risorse sono quelle e non le gestiamo noi. Non sto a spiegarvi perché non le gestiamo noi e mai le gestiremo. Ricominciate comunque a leggere Rousseau o Locke, per esempio, che male non vi farà. Essendo limitate le risorse, ed essendo mostruosamente numerosa la popolazione, qualcuno resta senza. Per dare ad un occidentale l'acqua per scaricare il cesso, deve morire di sete un bambino africano.

La rivoluzione dei privilegiati, che siamo noi, non avverrà mai, perché il prezzo da pagare è la cancellazione di uno status quo al quale nessuno sa rinunciare. Possiamo protestare per far sì che chi ci governa non abbia una ricchezza eccessiva e troppe agevolazioni precluse al resto della popolazione, ma in realtà tutti pensiamo che, in fondo, il presidente della repubblica non può guadagnare come un metalmeccanico. E se lo pensate, è pura demagogia. Leggo in continuazione invettive contro gli statali, ed ora che la Fornero ha messo nei guai anche loro, ho visto gioia e giubilo in chi statale non è.
E' questo il vostro concetto di uguaglianza? "Se non ho io non devi avere neanche tu"? E' su queste basi che volete fare la rivoluzione? E' questo l'ordine nuovo che volete? Trovarci tutti con le pezze al culo? Sarebbe un bene, forse, perché così torneremmo ad avere una enorme ricchezza concentrata in pochissime mani al potere e tanti, tantissimi, morti di fame: senza borsa D&G, senza orecchini Chanel, senza smartphone, in lotta per un tozzo di pane. Allora sì, che potremmo paragonarci ai francesi della regina Maria Antonietta. Fino a quel momento, però, smettiamola di blaterare di cose delle quali non immaginiamo nemmeno la portata, e basiamoci su ciò che possiamo fare.
Avete una tessera del sindacato? Bene, andate dal vostro sindacalista e fatevi spiegare perché tutte le ultime riforme "concertate" sono state comunque una merda. Quando andate a votare, soprattutto governanti locali, fatelo con coscienza del bene comune, non del profitto personale. La rivoluzione fatela nelle abitudini e nei pensieri, iniziate a pensare che non esistete solo voi, muovete il culo anziché lagnarvi sui social, guardate a voi stessi e sistemate le vostre mancanze, anziché puntare il dito contro quelle altrui.
Non voglio essere retorica, voglio essere pragmatica, voglio raddrizzare cose che so di poter sistemare. Non potete trascinare il popolo in una rivoluzione o in una guerra civile perché chi vuole questo non è “tutto il popolo” e fottete quel concetto stesso di democrazia che vi riempie la bocca. Quanta gente avete visto in piazza? E se alla maggioranza andasse bene questo stato di cose, pensate sia giusto rovesciarlo? Ve la fate una domanda che vada oltre la vostra aspirazione personale, ogni tanto?
Le rivoluzioni non si fanno dal divano, ergo, in fondo, questo stato di cose tanto schifo non vi fa.

Combatteremo il sistema? Mai.
Vincerà la vera democrazia? Scordatevelo.
Ma magari, iniziando ad avere una coscienza civile radicata e globale, eviteremo di ritrovarci milioni di africani giustamente incazzati a reclamare qui quello che dovrebbero avere nei loro Paesi, in quanto uomini come noi: acqua, cibo, cure mediche. Quello che chiedevano i Francesi a Luigi XVI nel 1789.
Non avete ancora capito è che oggi, nel 2012, non può esserci “rivoluzione francese” in occidente, in Europa, perché l'Ancien Regime siamo noi.

Con buona pace di chi non capisce la metafora del mio tweet:

Una rivoluzione stile 1789 possono farla contro tutti noi solo quei paesi che non hanno neanche acqua da bere. Non coglioni con l'iphone”

Se non ha capito che ruolo ha lo smartphone in quello che ho scritto, resta esattamente un coglione con un iphone in mano che dovrebbe tornare a parlare d'altro perché, evidentemente, questi argomenti non sono alla sua portata.


PS: alla Rivoluzione Francese seguì il “regime del Terrore”. A dimostrazione che il problema non sono gli ideali o gli assetti di governo, ma gli uomini. Lo so che in Lady Oscar non se ne parla, ma è così. Andate a controllare su un libro di storia, se ne avete ancora uno.  


domenica 24 giugno 2012

Cassano, Balotelli e la memoria corta.

Seguo il calcio da abbastanza tempo per ricordare cosa si diceva di Antonio Cassano una decina di anni fa. Cassano è quello che, 17enne, rifilò un goal all'Inter di tale fattura da sembrare un'opera d'arte in movimento. Blanc e Panucci sono ancora lì a cercare di capire come abbia fatto. Cassano a 18 anni valeva 70 miliardi di lire. Il presidente del Bari Matarrese gli regalo un'auto per i suoi 18 anni e lui, giustamente, la guidò. Peccato non avesse ancora la patente. Per tutte le minchiate dette e fatte da Fantantonio, Capello coniò addirittura il neologismo "cassanate". Il problema è che in Italia la memoria è sempre tanto corta, e nessuno ricorda un cazzo. Tre governi Berlusconi confermano la mia tesi. Cassano non è solo il barese simpatico, che fa battute in conferenza stampa, sorridente e rilassato, Cassano è anche quello che disse all'arbitro "ci vediamo fuori" dopo un'espulsione, Cassano è quello che ha dato un cazzotto al figlio di Marcello Lippi, Cassano è quello che non si presentava agli allenamenti, che mandava a fanculo il mondo per una sostituzione, che è stato allontanato dalla Samp (storia recente) per aver pesantemente insultato il suo presidente. In ultimo, Cassano dice che di froci in Nazionale non ce ne sono, o almeno se lo augura, e aggiunge "sono problemi loro".

Personalmente, non mi curo delle opinioni di sportivi o vip circa temi importanti come la politica o i diritti civili. Sono personaggi pubblici, certo, ma hanno anche il diritto di dire quel che pensano, anche se pensano stronzate. Non mi permetto di fare la morale a nessuno, non mi interessa il politicamente corretto e Cassano ci ha messo la faccia, nel commentare le sparate volgarissime di Cecchi Paone. Non la penso come lui, ma so anche che il background di Cassano ha un peso specifico. Su Twitter ho letto attacchi per 3 giorni da gente che vuole imporre il rispetto e la democrazia. Gentucola che non ha ancora capito la differenza tra cultura ed istruzione. Gente che ha la laurea, ma in quanto a cultura (cultura della comprensione, cultura del dubbio, cultura del porsi domande) sono pari ad oche da cortile. Oltretutto, queste domande vengono rivolte quando si dovrebbe parlare di tutt'altro, e se non rispondono passano comunque da stronzi. Come si muovono, sbagliano.

Questo lungo preambolo su Cassano mi serve per rinfrescare la memoria ad alcuni che, magari schifati dal calcio (lo sento dire da anni), non seguono più certe vicende. Antonio Cassano ora è un padre di trent'anni, ha passato un brutto periodo per via della sua salute, resta un talento che ha raccolto ben poco rispetto alle sue potenzialità e probabilmente ci darà ancora occasione di parlare di lui per vicende extra-calcistiche.

Passiamo a Mario Balotelli. Cresciuto nel profondo nord, tende ad essere riconoscibile per via dei brillocchi da mezzo kg alle orecchie (oh, come Cassano anni fa!) e perché è un italiano nero. Balotelli è quello che ha gettato la maglia dell'Inter sul campo di gioco in mondovisione, dopo una storica partita a San Siro contro il Barcellona. Da interista, sono rimasta senza parole. Perché i gesti contano. Però conta pure mostrare le corna all'arbitro, e non mi risulta che Mario l'abbia mai fatto, Antonio sì. Balotelli, a quanto pare, ha ricevuto un discreto cazzotto da Materazzi, per quel gesto della maglia scaraventata a terra. Questo, almeno, è quello che dice Ibrahimovic, all'epoca soubrette strapagata e ininfluente al Barça. Non so quanto possiamo fidarci, però, questo qui da piccolo tifava 72 squadre, secondo me è un tipo un po' confuso. Tornando a Mario, ogni giorno la stampa inglese tira fuori una notizia su di lui, e poco importa se sia vera o meno perché Balo fa vendere e pecunia non olet.

Entrambi hanno avuto un'infanzia particolare, non mi permetto di definirla difficile, ma di certo ha avuto un certo peso. Poco inclini allo studio, baciati dal talento, dalle veline e dal successo, eppure inquieti, in lotta con tutto. A me, sinceramente, non me ne frega un cazzo. Sono "solo" dei calciatori, e l'epoca dello sportivo che deve essere anche un esempio di vita è finita da tempo. Non è un'epoca terminata con i Balotelli e i Cassano, e nemmeno con i Cantona "calcio rotante al tifoso" o con Maradona "mi sniffo pure la luna". Perfino Del Piero, trattato ora come l'unto dal Signore, era sbruffone, appariscente e sprezzante, a vent'anni. Ricordo i Mondiali di Francia 1998, la polemica con Roberto Baggio, l'invito di Alessandro al Divin Codino di "farsi da parte" perché ormai aveva fatto il suo tempo. Nel '98 Del Piero aveva 24 anni, Baggio 31. A 37, il buon Alessandro pretendeva ancora un posto fisso nella Juventus e uno stipendio da top player. Roberto ha giocato anche nel Brescia, per il solo gusto di divertirsi con il calcio, insieme ad un altro, indiscutibile campione che si chiama Pep Guardiola. Magari l'epoca del calciatore da imitare si è chiusa proprio con Baggio, anche se il fenomeno dei super stipendi e dei prezzi folli per comprare un giocatore è cresciuto proprio negli anni '90.

La realtà è che, vip o non vip, l'esempio da seguire non deve essere uno sconosciuto con una palla tra i piedi. Se Balotelli vuole essere uno stronzo ha il diritto di esserlo, il concetto di rispetto è labile, il confine tra ciò che è giusto e sbagliato è personale, la simpatia verso un personaggio è soggettiva.

Cassano sa farsi voler bene perché nei momenti sì è simpatico, butta giù ironia di grana grossa, è spontaneo. Ma se amate la spontaneità di Cassano, non potete sindacare sull'evidente difficoltà di Balotelli ad essere coerente. Imparerà, capirà, forse. Mourinho, che di caratteri se ne intende, dice che Mario non cambierà mai. Chissà. Non è un problema nostro, in realtà. Inutile cercare di giustificare un'antipatia personale con motivazioni tecniche. Balotelli sta antipatico a molti solo perché è strafottente. Non è una virtù, ma avrà il diritto di essere quel che vuole, come tutti? Continuerò a tifare per Balotelli ogni volta che indosserà la maglia della Nazionale. Balotelli ha sbagliato tanto in campo, per i miei standard a volte sbaglia anche fuori, ma non è qualcosa che deve interessarmi. Io bado al primo punto, ma sono anche conscia del fatto che solo chi non prova non sbaglia mai.

Se poi Mario Balotelli è stronzo, sono fatti suoi. Tra 10 anni, comunque, getterete merda su un altro e Mario sarà il simpatico campione estroso.