domenica 24 giugno 2012

Cassano, Balotelli e la memoria corta.

Seguo il calcio da abbastanza tempo per ricordare cosa si diceva di Antonio Cassano una decina di anni fa. Cassano è quello che, 17enne, rifilò un goal all'Inter di tale fattura da sembrare un'opera d'arte in movimento. Blanc e Panucci sono ancora lì a cercare di capire come abbia fatto. Cassano a 18 anni valeva 70 miliardi di lire. Il presidente del Bari Matarrese gli regalo un'auto per i suoi 18 anni e lui, giustamente, la guidò. Peccato non avesse ancora la patente. Per tutte le minchiate dette e fatte da Fantantonio, Capello coniò addirittura il neologismo "cassanate". Il problema è che in Italia la memoria è sempre tanto corta, e nessuno ricorda un cazzo. Tre governi Berlusconi confermano la mia tesi. Cassano non è solo il barese simpatico, che fa battute in conferenza stampa, sorridente e rilassato, Cassano è anche quello che disse all'arbitro "ci vediamo fuori" dopo un'espulsione, Cassano è quello che ha dato un cazzotto al figlio di Marcello Lippi, Cassano è quello che non si presentava agli allenamenti, che mandava a fanculo il mondo per una sostituzione, che è stato allontanato dalla Samp (storia recente) per aver pesantemente insultato il suo presidente. In ultimo, Cassano dice che di froci in Nazionale non ce ne sono, o almeno se lo augura, e aggiunge "sono problemi loro".

Personalmente, non mi curo delle opinioni di sportivi o vip circa temi importanti come la politica o i diritti civili. Sono personaggi pubblici, certo, ma hanno anche il diritto di dire quel che pensano, anche se pensano stronzate. Non mi permetto di fare la morale a nessuno, non mi interessa il politicamente corretto e Cassano ci ha messo la faccia, nel commentare le sparate volgarissime di Cecchi Paone. Non la penso come lui, ma so anche che il background di Cassano ha un peso specifico. Su Twitter ho letto attacchi per 3 giorni da gente che vuole imporre il rispetto e la democrazia. Gentucola che non ha ancora capito la differenza tra cultura ed istruzione. Gente che ha la laurea, ma in quanto a cultura (cultura della comprensione, cultura del dubbio, cultura del porsi domande) sono pari ad oche da cortile. Oltretutto, queste domande vengono rivolte quando si dovrebbe parlare di tutt'altro, e se non rispondono passano comunque da stronzi. Come si muovono, sbagliano.

Questo lungo preambolo su Cassano mi serve per rinfrescare la memoria ad alcuni che, magari schifati dal calcio (lo sento dire da anni), non seguono più certe vicende. Antonio Cassano ora è un padre di trent'anni, ha passato un brutto periodo per via della sua salute, resta un talento che ha raccolto ben poco rispetto alle sue potenzialità e probabilmente ci darà ancora occasione di parlare di lui per vicende extra-calcistiche.

Passiamo a Mario Balotelli. Cresciuto nel profondo nord, tende ad essere riconoscibile per via dei brillocchi da mezzo kg alle orecchie (oh, come Cassano anni fa!) e perché è un italiano nero. Balotelli è quello che ha gettato la maglia dell'Inter sul campo di gioco in mondovisione, dopo una storica partita a San Siro contro il Barcellona. Da interista, sono rimasta senza parole. Perché i gesti contano. Però conta pure mostrare le corna all'arbitro, e non mi risulta che Mario l'abbia mai fatto, Antonio sì. Balotelli, a quanto pare, ha ricevuto un discreto cazzotto da Materazzi, per quel gesto della maglia scaraventata a terra. Questo, almeno, è quello che dice Ibrahimovic, all'epoca soubrette strapagata e ininfluente al Barça. Non so quanto possiamo fidarci, però, questo qui da piccolo tifava 72 squadre, secondo me è un tipo un po' confuso. Tornando a Mario, ogni giorno la stampa inglese tira fuori una notizia su di lui, e poco importa se sia vera o meno perché Balo fa vendere e pecunia non olet.

Entrambi hanno avuto un'infanzia particolare, non mi permetto di definirla difficile, ma di certo ha avuto un certo peso. Poco inclini allo studio, baciati dal talento, dalle veline e dal successo, eppure inquieti, in lotta con tutto. A me, sinceramente, non me ne frega un cazzo. Sono "solo" dei calciatori, e l'epoca dello sportivo che deve essere anche un esempio di vita è finita da tempo. Non è un'epoca terminata con i Balotelli e i Cassano, e nemmeno con i Cantona "calcio rotante al tifoso" o con Maradona "mi sniffo pure la luna". Perfino Del Piero, trattato ora come l'unto dal Signore, era sbruffone, appariscente e sprezzante, a vent'anni. Ricordo i Mondiali di Francia 1998, la polemica con Roberto Baggio, l'invito di Alessandro al Divin Codino di "farsi da parte" perché ormai aveva fatto il suo tempo. Nel '98 Del Piero aveva 24 anni, Baggio 31. A 37, il buon Alessandro pretendeva ancora un posto fisso nella Juventus e uno stipendio da top player. Roberto ha giocato anche nel Brescia, per il solo gusto di divertirsi con il calcio, insieme ad un altro, indiscutibile campione che si chiama Pep Guardiola. Magari l'epoca del calciatore da imitare si è chiusa proprio con Baggio, anche se il fenomeno dei super stipendi e dei prezzi folli per comprare un giocatore è cresciuto proprio negli anni '90.

La realtà è che, vip o non vip, l'esempio da seguire non deve essere uno sconosciuto con una palla tra i piedi. Se Balotelli vuole essere uno stronzo ha il diritto di esserlo, il concetto di rispetto è labile, il confine tra ciò che è giusto e sbagliato è personale, la simpatia verso un personaggio è soggettiva.

Cassano sa farsi voler bene perché nei momenti sì è simpatico, butta giù ironia di grana grossa, è spontaneo. Ma se amate la spontaneità di Cassano, non potete sindacare sull'evidente difficoltà di Balotelli ad essere coerente. Imparerà, capirà, forse. Mourinho, che di caratteri se ne intende, dice che Mario non cambierà mai. Chissà. Non è un problema nostro, in realtà. Inutile cercare di giustificare un'antipatia personale con motivazioni tecniche. Balotelli sta antipatico a molti solo perché è strafottente. Non è una virtù, ma avrà il diritto di essere quel che vuole, come tutti? Continuerò a tifare per Balotelli ogni volta che indosserà la maglia della Nazionale. Balotelli ha sbagliato tanto in campo, per i miei standard a volte sbaglia anche fuori, ma non è qualcosa che deve interessarmi. Io bado al primo punto, ma sono anche conscia del fatto che solo chi non prova non sbaglia mai.

Se poi Mario Balotelli è stronzo, sono fatti suoi. Tra 10 anni, comunque, getterete merda su un altro e Mario sarà il simpatico campione estroso.