sabato 14 luglio 2012

La rivoluzione dei tonti


È contro le leggi di natura che pochi uomini rigurgitino del superfluo mentre le moltitudini affamate mancano del necessario.
 (Jean Jacques Rousseau, da "Discorso sulla disuguaglianza")

Oggi è il 14 luglio 2012 e su Twitter è partito il paragone tra la Rivoluzione Francese del 1789 e ciò che dovrebbero fare anche gli europei, oggi, con particolare riferimento agli italiani, agli spagnoli e ai greci.
Ripassiamo un po' di storia, esimi scienziati. Non ho neanche bisogno di Wikipedia, io.

Allora. 
La rivoluzione francese esplose, appunto, nell'estate del 1789, dopo una lunga serie di contestazioni finite nel sangue. Vorrei farvi notare che la monarchia francese era, all'epoca, assoluta, e con “assoluta” si intende che quell'inetto cazzetto moscio di Luigi XVI e quella debosciata austriaca di Maria Antonietta avevano pieno potere di vita e di morte sulla popolazione. Vorrei altresì ricordare agli astanti, nevvero, che il popolo francese era alla fame, alla fame vera, senza un tozzo di pane, e il cosiddetto "Terzo Stato" moriva per un raffreddore.

Nell'anno 2012 restano, in Europa, sacche di povertà e degrado. Anche in Italia, anche nella progredita Germania. Non dobbiamo affermare, però, che siamo tutti, indistintamente, in rovina. Parlo dell'Italia, perché è la situazione che conosco. Ci sono 8 milioni di persone che vivono al di sotto della cosiddetta “soglia di povertà”. Cos'è questa soglia? Qual è il criterio di calcolo? Bene, questa soglia cambia, di paese in paese. Perché? Perché esiste una povertà assoluta e una povertà relativa. La povertà relativa è quella che tocca i paesi industrializzati. Nel 2008, in Italia, era definita famiglia “al di sotto della soglia di povertà” quella composta da genitori più due figli a carico che non superasse un reddito mensile di 1630 euro. Quindi, siete poveri, in Italia, se non avete 400 euro a testa da spendere ogni mese, a prescindere dalla vostra età. Non voglio concentrarmi su questo discorso, perché non l'ho mai approfondito, e non voglio rompere le palle più del necessario. Ma serviva ad introdurre un concetto.

La spending review, la finanziaria, la riforma del lavoro, hanno pesantemente messo in discussione dei diritti che abbiamo dato per scontati. Ma non ho visto nessuno scendere in piazza, nessuno protestare, l'indignazione è rimasta confinata, seppur virulenta, su Twitter e Facebook. Anche in Spagna smetteranno di protestare e accetteranno le misure di austerità volute dal governo, perché le alternative sono troppo faticose. E' davvero romantico, commovente, fare un parallelo tra il 1789 francese e il 2012 europeo ma è davvero inopportuno. I Francesi erano espropriati e spogliati di tutto: diritti che oggi consideriamo basilari e acquisiti, come la libertà di dire che chi ci governa è ladro o fare battute sulla moralità delle consigliere regionali; mancavano beni di prima necessità come il pane e le cure mediche. Non avevano niente, la prospettiva era quella di restare in vita soffrendo come una bestia per morire poi di tisi o di colera in un angolo di qualche strada parigina.
Cosa avevano da perdere? Niente.
Cosa avevano da guadagnare? Tutto.
La società dell'Ancien Regime era formata in gran parte da morti di fame e l'obiettivo, così come il nemico, erano comuni: abbattere lo status quo dei ricchi, della nobiltà, e conquistare un posto al sole.
Oggi, qual è il nemico? Il banchiere? Sì, ma tutti voi lo aiutate con speculazioni, investimenti, anche solo utilizzando una carta di credito. Il nemico è il politico? Va bene, ma direi che col suffragio universale e il diritto di voto, è quanto meno ipocrita dire che il tumore è il politico, se la metastasi la mettiamo in circolo noi. Quante volte il voto è diventata merce di scambio, soprattutto a livello locale? 

Le richieste di uno stato sociale migliore sono istanze vuote, e vi spiego perché: agli occhi dei francesi del 1789, la nobiltà siamo noi. Quanti senzatetto leggeranno questo post? Ben pochi, azzardo a dire nessuno. Alcuni di voi mi leggeranno da uno smartphone, altri da un Ipad, l'oggetto più inutile della storia dell'umanità, eppure bramato da mezzo mondo. Solo da una metà, appunto, perché l'altra metà sta peggio dei francesi del 1789. Quando voi pisciate e tirare lo sciacquone, qualche litro di buona acqua potabile si perde. E mentre voi vi tirate su le mutande, un bambino in Sudan è morto di sete. Pensate davvero di poter essere nella posizione di gridare “rivoluzione”? Ho visto gente inneggiare alla guerra civile, seppur aggiungendo che era “una dolorosa e violenta alternativa, ma necessaria” affinché si raggiunga una prosperità egualitaria. Gente che evidentemente ha troppo Jack Daniel's nelle vene per capire di aver detto una immane stronzata.

La realtà dei fatti è che spendete volentieri 200 euro vedere la zinna pendula di Madonna o per comprare la maglia di qualche squadra di calcio, ma non comprereste un biglietto del treno per partecipare ad una manifestazione, per esercitare il diritto a manifestare che vi è stato lasciato da tanti morti in piazza. La realtà dei fatti è che la rivoluzione la vorreste per avere voi stessi di più, non per dare a chi ha meno. La realtà dei fatti è che avete comunque il culo al caldo e il piatto sul tavolo e quando urlate “ci vorrebbe una rivoluzione” non avete ben chiaro che se ciò avvenisse, avreste perso tutto: il vostro amato iphone, forse il lavoro, forse la casa, di certo tutto quel superfluo che ritenete essere fondamentale ma che invece non lo è. Per capirci: la vacanza 15 giorni in Sardegna NON è un bene di prima necessità. 
Capite? Non è problema di iphone, ipad, e cazzi impliciti, quelli possono essere strumenti utilissimi per capire cosa succede nel mondo. E' un fatto di logica. Le risorse sono quelle e non le gestiamo noi. Non sto a spiegarvi perché non le gestiamo noi e mai le gestiremo. Ricominciate comunque a leggere Rousseau o Locke, per esempio, che male non vi farà. Essendo limitate le risorse, ed essendo mostruosamente numerosa la popolazione, qualcuno resta senza. Per dare ad un occidentale l'acqua per scaricare il cesso, deve morire di sete un bambino africano.

La rivoluzione dei privilegiati, che siamo noi, non avverrà mai, perché il prezzo da pagare è la cancellazione di uno status quo al quale nessuno sa rinunciare. Possiamo protestare per far sì che chi ci governa non abbia una ricchezza eccessiva e troppe agevolazioni precluse al resto della popolazione, ma in realtà tutti pensiamo che, in fondo, il presidente della repubblica non può guadagnare come un metalmeccanico. E se lo pensate, è pura demagogia. Leggo in continuazione invettive contro gli statali, ed ora che la Fornero ha messo nei guai anche loro, ho visto gioia e giubilo in chi statale non è.
E' questo il vostro concetto di uguaglianza? "Se non ho io non devi avere neanche tu"? E' su queste basi che volete fare la rivoluzione? E' questo l'ordine nuovo che volete? Trovarci tutti con le pezze al culo? Sarebbe un bene, forse, perché così torneremmo ad avere una enorme ricchezza concentrata in pochissime mani al potere e tanti, tantissimi, morti di fame: senza borsa D&G, senza orecchini Chanel, senza smartphone, in lotta per un tozzo di pane. Allora sì, che potremmo paragonarci ai francesi della regina Maria Antonietta. Fino a quel momento, però, smettiamola di blaterare di cose delle quali non immaginiamo nemmeno la portata, e basiamoci su ciò che possiamo fare.
Avete una tessera del sindacato? Bene, andate dal vostro sindacalista e fatevi spiegare perché tutte le ultime riforme "concertate" sono state comunque una merda. Quando andate a votare, soprattutto governanti locali, fatelo con coscienza del bene comune, non del profitto personale. La rivoluzione fatela nelle abitudini e nei pensieri, iniziate a pensare che non esistete solo voi, muovete il culo anziché lagnarvi sui social, guardate a voi stessi e sistemate le vostre mancanze, anziché puntare il dito contro quelle altrui.
Non voglio essere retorica, voglio essere pragmatica, voglio raddrizzare cose che so di poter sistemare. Non potete trascinare il popolo in una rivoluzione o in una guerra civile perché chi vuole questo non è “tutto il popolo” e fottete quel concetto stesso di democrazia che vi riempie la bocca. Quanta gente avete visto in piazza? E se alla maggioranza andasse bene questo stato di cose, pensate sia giusto rovesciarlo? Ve la fate una domanda che vada oltre la vostra aspirazione personale, ogni tanto?
Le rivoluzioni non si fanno dal divano, ergo, in fondo, questo stato di cose tanto schifo non vi fa.

Combatteremo il sistema? Mai.
Vincerà la vera democrazia? Scordatevelo.
Ma magari, iniziando ad avere una coscienza civile radicata e globale, eviteremo di ritrovarci milioni di africani giustamente incazzati a reclamare qui quello che dovrebbero avere nei loro Paesi, in quanto uomini come noi: acqua, cibo, cure mediche. Quello che chiedevano i Francesi a Luigi XVI nel 1789.
Non avete ancora capito è che oggi, nel 2012, non può esserci “rivoluzione francese” in occidente, in Europa, perché l'Ancien Regime siamo noi.

Con buona pace di chi non capisce la metafora del mio tweet:

Una rivoluzione stile 1789 possono farla contro tutti noi solo quei paesi che non hanno neanche acqua da bere. Non coglioni con l'iphone”

Se non ha capito che ruolo ha lo smartphone in quello che ho scritto, resta esattamente un coglione con un iphone in mano che dovrebbe tornare a parlare d'altro perché, evidentemente, questi argomenti non sono alla sua portata.


PS: alla Rivoluzione Francese seguì il “regime del Terrore”. A dimostrazione che il problema non sono gli ideali o gli assetti di governo, ma gli uomini. Lo so che in Lady Oscar non se ne parla, ma è così. Andate a controllare su un libro di storia, se ne avete ancora uno.