lunedì 9 novembre 2015

La storia del mercante e Pierre Bezuchov

Da un pezzo Pierre conosceva la storia. Karataev gliel'aveva raccontata almeno sei volte, e ogni volta con una gioia particolare. Ma per quanto Pierre la conoscesse bene, ora l'ascoltava come se si trattasse di una cosa nuova e quel quieto entusiasmo, che evidentemente provava Karataev nel raccontare, si comunicò a poco a poco anche a lui. 

Era la storia di un vecchio mercante che viveva una vita virtuosa e in grazia di Dio con la famiglia e che una volta, con un compagno, un ricco mercante, si era recato in pellegrinaggio a San Macario. Fermatisi in una locanda, i due amici si erano addormentati e il giorno dopo il compagno del mercante era stato trovato con la gola tagliata e derubato di tutto. Un coltello insanguinato era stato rinvenuto sotto il cuscino del vecchio mercante, che era stato processato, fustigato e, dopo che gli furono strappate le narici "secondo le regole" diceva Karataev, mandato al bagno penale. - Ed ecco, fratello mio... - (a questo punto del racconto era arrivato Pierre) - ...che da quel fatto passarono più di dieci anni. Il vecchietto è sempre ai lavori forzati. Vive sottomesso, non fa niente di male e prega continuamente Dio di farlo morire. Bene. Una notte i forzati si riuniscono, così come noi adesso, e il vecchietto è con loro. E il discorso cadde sul perché ognuno era lì a soffrire e di che cosa era colpevole davanti a Dio. Cominciarono a raccontare: uno aveva un assassinio sulla coscienza, un altro ne aveva due; quello aveva appiccato un incendio, quell'altro era un fuggiasco, così, senza ragione. E chiesero allora al vecchietto: "Tu, nonnino, perché sei qui a soffrire?". "Io, fratelli miei cari", dice il vecchietto, "soffro per i peccati miei e anche per quelli altrui. Non ho ucciso nessuno, non ho rubato la roba degli altri perché, anzi, vestivo i fratelli poveri. Io, fratelli miei, sono un mercante e possedevo una grande ricchezza". Così e così, dice. E raccontò con molti particolari come si svolse la cosa. "Io", dice, "non mi affliggo per me, vuol dire che Iddio è venuto a cercarmi. Ho solo un rimpianto: la mia vecchia e i miei figliuoli...". E il vecchierello si mise a piangere. Caso volle che in quel gruppo si trovasse proprio l'uomo che aveva ucciso il mercante. "Dove, nonnino, è accaduto questo fatto? Quando, in che mese?". Tutto gli domandò, mentre il cuore cominciava a dolergli. Si avvicinò al vecchierello e giù... gli cadde ai piedi. "E' colpa mia, vecchietto, se ti trovi qui a penare... E' la pura verità: quest'uomo soffre a torto, senza alcuna colpa. Io, io sono stato a compiere il delitto e a nascondere il coltello sotto il cuscino di lui che dormiva. Perdonami, nonnino, perdonami, per amore di Cristo!" Karataev tacque, sorridendo con gioia e, guardando il fuoco, accomodò le braci. - E il vecchierello dice: "Dio ti deve perdonare, perché davanti a Lui siamo tutti peccatori, io peno per i miei peccati". E scoppiò in lacrime amare. 

Cosa credi, falchetto? - disse Karataev, raggiante di un sorriso sempre più luminoso, come se in ciò che stava per dire adesso fossero contenuti il fascino e il significato di tutto il racconto. - Cosa credi falchetto? L'assassino confessò tutto alle autorità. "Io", dice "ho ucciso sei persone" (era un grande mascalzone), ma, soprattutto, mi dispiace per questo vecchierello. Non deve più piangere per colpa mia". Si denunziò, scrissero, mandarono una carta, tutto come si deve. Ma era un posto lontano, e passò molto tempo prima che si rifacesse il processo, prima che fossero spediti tutti gli incartamenti necessari per informare le autorità. Si giunse finalmente allo zar. Intanto arrivò l'ordine dello zar: liberare immediatamente il mercante, dargli una ricompensa, quello che avevano deciso laggiù. Giunse la carta e incominciarono a cercare il vecchio. Dov'è quel vecchietto che ha sofferto, pur essendo innocente? E' arrivata la carta dello zar. E continuarono a cercare. - (Il mento di Karataev tremava). - Ma Dio gli aveva già perdonato: era morto. Proprio così, falchetto! - concluse Karataev e a lungo, in silenzio, rimase a fissare nel vuoto. 

Non il racconto in sé, ma il suo misterioso significato, la gioia entusiastica che brillava sul volto di Karataev mentre raccontava, il significato misterioso di quella gioia, colmavano di vaga letizia l'animo di Pierre.


Lev N. Tolstoj, Guerra e Pace, 1865-69