lunedì 19 settembre 2016

#AneddotiLetterari: Al Cimetière des Rois ci son Borges e una puttana.

C'è un cimitero che quasi quasi vale la pena di crepare e andar a stare lì, che c'è una compagnia di alto livello. Questo posto è a Ginevra e nonostante la mia idiosincrasia per gli svizzeri io, in questo cimitero ginevrino pieno di gente bella, ci andrei. Il posto si chiama Cimetière des Rois e sta lì dal 1482, pensa quanta gente sepolta in cinquecentotrentaquattranni di laboriosa attività. Dicevo che in questo camposanto ginevrino c'è un'attività culturale di tutto rispetto, roba che forse posti così per i vivi mica ci son più. E allora, tra i nomi, leggo che c'è  Rodolphe Kreutzer, il violinista, che io mica sapevo chi fosse prima di Tolstoj e scoprire poi che "Sonata a Kreutzer" è di Beethoven perché io son terribile sulla musica di questo tipo e ci soffro molto tra l'altro anche se non da morirne e finire sepolta accanto a Rodolphe. C'è Giovanni Calvino e io da anni ripenso al primo esame che diedi, Storia Moderna, arrivammo al calvinismo e mi chiesero di parlare proprio di Jean e la prof aveva la erre blesa sicché mi fa "lui era un piʁʁʁʁʁʁʁʁdo no?" e io da anni penso alla produzione di saliva per dire piccardo quel giorno là. C'è Robert Musil, un uomo senza qualità e magari ad esser così, nevrotico e scontroso e attaccato al caffè e al tabacco, non accettato dall'Accademia dei Poeti Tedeschi perché considerato troppo intelligente per esser poeta, vedi poi te la sfiga d'esser geni, non mi capiterà mai di provare una sensazione così e forse per fortuna. C'è poi lui, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, quello cui a quanto pare a suo dire non hanno dato il Nobel per via della famosa lungimiranza svedese e che sulla lapide si legge incisa una frase in inglese antico . E lui, lui Jorge Luis Borges, quello che diceva "La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare" e lui infatti l'ha rispettata riposa, si dice per indorar la pillola quando qualcuno muore, riposa dicevo, a Ginevra, al Cimetière des Rois. 

Giustaffianco a una puttana.

Griselidis Marcelle Real è morta vent'anni dopo Borges e dunque sarebbe più corretto dire che è lei a riposare accanto a Borges e non viceversa ma d'altra parte secondo me Borges a sapere di passare l'eternità accanto a Griselidis artista pittrice scrittrice e puttana non avrebbe avuto sussulti e avrebbe pensato che poteva andar benissimo. ma interpreto, non so, magari no, chissà. Fatto sta che Luis e Griselidis dormono vicini da sett'anni, da quando hanno deciso di trasferirla là, tra le rimostranze dei borghesi che la scopavano a pagamento quand'era giovane e bella e chissà se Griselidis dormiva coi clienti e che tipo di puttana era, se era una raffinata o alla buona e però la Real inizia perché era separata dal marito e aveva un bel numero di figli e viveva con un americano schizofrenico violento e come artista non guadagnava abbastanza. Sicché diventa puttana. E poiché passare la vita a subire alcuni non vogliono, negli anni '70 Griselidis Real diventa attivista e cerca di far capire al mondo che esser peripatetiche cioè puttana a volte è una scelta e va rispettata e tutelata e riconosciuta come le altre scelte professionali. Diceva che la prostituzione è un atto rivoluzionario e allevia la sofferenza nel mondo e non negava i lati sordidi ma in quale lavoro non ci sono lati sordidi? Era una puttana consapevole e oggi stiamo tornando spaventosamente indietro, anche perché penso io:

la fica è sempre rivoluzionaria, secondo me. 

A me che ci sia un'artista pittrice scrittrice e puttana a riposare, a dormire morta, a Ginevra, tra Kreutzer e Musil e Calvino e Borges mi fa pensare che vedi alla fine tutti noi diamo pacere al mondo solo che quello di Griselidis non si vedeva o magari lo vedevano in pochi o magari lo vedeva una moglie che non amava un marito e almeno non lo doveva scopare o lo vedeva una moglie che amava il marito e gli sentiva Griselidis sulla camicia e allora cercava di riprenderselo, questo marito, o lo mollava e allora diventata felice con uno che non aveva bisogno di Griselidis e però, comunque sia, lei ha dato quello che aveva al mondo e se vi pare poco è un problema vostro.

Lei riposa con Borges e non se ne cura.

venerdì 9 settembre 2016

#AneddotiLetterari: Rosicate esistenzialiste: Sartre vs Camus

Impietoso confronto ma d'altra parte non è colpa mia
Jean Paul Sartre era un egocentrico cresciuto fino ai 13 anni convinto di poter essere tutto quello che voleva. Dai 13 in poi si ritrova a vivere con la madre e il patrigno, che odia, in un posto che odia, circondato da gente che odia. I liceali, in particolar modo, sempre stronzi, in ogni epoca. Sicché la mamma lo rispedisce a Parigi, perché Jean Paul veniva bullizzato per via del suo aspetto. Basso, strabico, capelli radi, dentatura non esattamente impeccabile, Jean Paul Sartre passò dall'adorazione dei nonni e degli amici di famiglia agli insulti dei liceali di provincia.
Che smacco. Ma tant'è. Capita.
Ha 24 anni quando conosce Simone de Beauvoir e inizia la storia con lei. Niente monogamia, a Simone piacciono donne e uomini, Sartre si scopre affamato di sesso, ma meglio di così cosa vuoi dalla vita, trovi una donna piacente, intelligente, che ti passa le sue conquiste, non male per un nerd ante litteram, tutto sommato.
Poi arriva Olga, Olga Kosakiewicz.
Ha 19 anni e inizia una relazione con la de Beauvoir. Come sempre, Simone conta di passare a Jean Paul la ragazza che però non è mica tanto d'accordo, Jean Paul non è tutta questa grande bellezza o altezza o spigliatezza e quindi Olga finge di starci e poi non ci sta. Non ci starà mai. L'espediente più banale per far nascere un'ossessione e infatti Sartre ci casca e non sa più cosa inventarsi per averla. Invidia Simone e i suoi rapporti con Olga, diventa sarcastico, meschino.
Insomma: Sartre rosicava. 
Poi, Sartre incontra un'altra, Wanda.
Wanda Kosakiewicz. Sorella minore di Olga.
Sartre fa con lei quello che avrebbe voluto fare con Olga, impazzisce per Wanda, non c'è probabilmente un limite netto tra la voglia che aveva di Olga e la passione per Wanda. La prima volta che bacia Wanda, lei corre in bagno a vomitare. Letteralmente, a vomitare. La corteggia per due anni prima di riuscire a fare sesso con lei. E dopo questa esperienza, senza sentimento alcuno, Wanda dirà di odiare Sartre e Sartre lo scriverà a De Beauvoir, con un certo malanimo.
Per Wanda, Sartre rischia di perdere Simone anche se giura di fingere, tutta scena cara Simone. Il punto è che Simone scema non era mica. Simone e Sartre hanno un patto: la subordinazione degli amori contingenti all'amore necessario nonché la totale trasparenza e verità circa le loro relazioni extra. Wanda è un amore contingente. In teoria. Voleva addirittura sposarla quando Wanda s'ammalò, giustificandosi con Simone dicendole di voler proteggere una ragazza sola e prendersene cura. Fatto sta che Wanda odiava Sartre. Fatto sta che intorno al 1943, Wanda incontra Albert Camus proprio grazie a Sartre. Jean Paul e Albert si stimano, sono amici. Camus capisce e sa che Wanda e Jean Paul sono amanti, eppure non se ne interessa.
Jean Paul Sartre, ad un certo punto, si farà sfiorare dal venticello del dubbio e chiederà a Wanda "ma ti piace quel tipo?" (con parole mi auguro meglio articolate) e lei risponderà "ma figurai, non essere geloso, non preoccuparti" e Sartre, clamorosamente, non se ne preoccupa davvero.
"Non preoccuparti non mi interessa quel tipo" è l'inizio della fine e l'esistenzialista non lo sa. Vedi a volte come ci si perde facilmente.
Lui era l'egocentrico amatissimo dalla mamma, Camus era un nessuno, era lo straniero, di cosa avrebbe dovuto preoccuparsi.
-Mah, vediamo: dello sguardo assassino, dei capelli, dell'eco che suscitavano le sue opere, della prestanza, dei quasi 10 anni di gioventù in più, del carisma, del fatto che Wanda non lo odiasse e non corresse a vomitare dopo averlo baciato. Potevi chiedere, Jean Paul, due cose te le avremmo suggerite.-

Fatto sta che passare dall'esortazione "stai sereno" a vederli limonare il passo è stato alquanto breve. Jean Paul Sartre esprime le sue rosicate in lunghe lettere a Simone e lei, pazientemente, le legge tutte, senza spaccargli la faccia. Vuole apparire sarcastico ma serve uno sforzo di fantasia coriaceo per leggere dell'ironia nella frase:
"cosa pensa di fare Wanda, rincorrendolo? Cosa vuole da lui? Io non sono molto meglio? E sono così gentile. Dovrebbe stare attenta"
Camus e Sartre si odieranno per il resto della vita, Sartre non avrà pietà nelle critiche che rivolgerà al collega e bisogna essere proprio faziosamente sottili per non vedere che tanta acredine non era solo una questione professionale.
In tutto ciò, Camus non era neanche innamorato di Wanda, fu una relazione come tante, forse il divertimento stava tutto nel far impazzire Jean Paul Sartre, scalfire la sua superbia, fargli sentire cosa si provasse ad esser seconde scelte, ripieghi, non necessari. Il grande amore di Albert fu un'attrice con la quale ebbe una relazione prima della guerra e dalla quale tornò nel 1948, Maria Casarès. Rimase con lei fino al 1960, anno in cui si schiantò in macchina e morì.
Sartre gli sopravvisse di vent'anni. Chissà se nel frattempo, sapendolo sotto terra, aveva smesso quanto meno di rosicare.